Riporto il link dei soli Repubblica e TGCom, ma in realtà la notizia ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo: nel suo messaggio per la 45/a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, sul tema "Verità, annuncio e autenticità di vita nell'era digitale", il Papa Benedetto XVI ha benedetto i social network e la loro possibilità di condivisione, ovvero di dialogo, scambio, solidarietà e creazione di relazioni positive.
Foto tratta da FacebookNoticias.com
Mi vien da chiedermi: ma quindi quando dico che si fa Pastorale utilizzando in modo sano Facebook e non vietandone l'uso…allora non sbaglio! Quando mi tocca portare avanti quella che a volte sembra una battaglia persa in partenza (vista la mentalità retrograda di alcuni sacerdoti) allora qualche dato di fatto ce l'ho! Come a dire: e se lo dice il Papa…
E' davvero così difficile rendersi conto che Internet ed i social network (Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta) fanno oramai parte del quotidiano, e che l'educazione ad un sano utilizzo di questi strumenti va fatta dal di dentro, e non dall'esterno, proibendone l'utilizzo o certe tipologie di utilizzo (ad esempio, lo scambio di messaggi per avvisarsi o meno riguardo questa o quell'attività…nell'era dell'instant messaging dovremmo telefonarci uno ad uno!). E' così difficile fermarsi un attimo e cercare di conoscere una realtà sempre più presente all'interno delle nostre vite e con la quale, nel bene o nel male, prima o poi i più giovani dovranno avere a che fare?
Sicuramente, e questo l'ha detto già Benedetto XVI, c'è la necessità di imparare quali siano i pericoli della rete (ed evitarli), in primis il "rifugiarsi in una sorta di mondo parallelo, o l'eccessiva esposizione al mondo virtuale": il mondo reale non dev'essere sostituito da quello virtuale, il contatto umano "diretto" non dev'essere assolutamente perso, concetto validissimo (e che per me suona un po' come aver scoperto l'acqua calda), ma che è sempre importante sottolineare.
Il Pontefice invita i giovani a "fare buon uso della loro presenza nell'arena digitale", ad essere "autentici, fedeli a se stessi, senza cedere, nella ricerca di condivisione, di amicizie, all'illusione di costruire artificialmente il proprio profilo pubblico". E questo va al di là dell'essere cristiani, è un discorso che vale anche dal punto di vista laico. Le domande che il Pontefice pone (Chi è il mio 'prossimo' in questo nuovo mondo? Esiste il pericolo di essere meno presenti verso chi incontriamo nella nostra vita quotidiana ordinaria? Esiste il rischio di essere più distratti, perché la nostra attenzione è frammentata e assorta in un mondo 'differente' rispetto a quello in cui viviamo? Abbiamo tempo di riflettere criticamente sulle nostre scelte e di alimentare rapporti umani che siano veramente profondi e duraturi?) sono più che mai valide. E per trovare una risposta a queste domande è necessario avvicinarsi a questa realtà, fare lo sforzo di conoscerla e non etichettarla (a volte sembra di parlare come del demonio!).
Iniziamo ad educare i giovani ad un uso consapevole seguito da uno stile cristiano degli strumenti digitali, e non a non utilizzarli e basta. Mi riesce veramente difficile pensare ad un genitore che insegna ad un bambino che con il coltello si mangia e non si uccidono gli altri, e nel farlo gli fa mangiare una bistecca con il cucchiaio! Se poi ci aggiungiamo che (parole del Pontefice) ''comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita''…beh, allora il quadro è completo.
…e se lo dice il Papa…